Capitolo 1: Il quadro di riferimento e il confronto internazionale

Innovazione, crescita, occupazione, ma anche inclusione, coesione sociale e sviluppo sostenibile. È questa la visione che nell’ultimo decennio ha indirizzato l’Europa nella competizione su scala globale, con l’obiettivo di diventare “l’economia più competitiva e dinamica del mondo, basata sulla conoscenza e in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con più e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”. Ed è proprio nella centralità assegnata alla conoscenza che si rintraccia il tratto più originale della Strategia di Lisbona: fin dalla seconda metà degli anni ’90 l'innovazione e la Società dell’Informazione hanno cominciato a essere assi portanti delle politiche per la competitività, e l’interesse si è spostato in misura maggiore verso i nuovi fattori competitivi quali il capitale umano, l’innovazione, lo sviluppo dell’ICT, soprattutto con l’avanzata delle nuove economie asiatiche.
 
La crisi che ha colpito l’economia mondiale ha vanificato molti dei progressi economici e sociali raggiunti ed ha messo in luce le carenze strutturali dell'economia europea. Allo stesso tempo il mondo sta rapidamente cambiando e le sfide globali e sociali si accentuano. Ma l’Europa non ha modificato i termini di base della propria via per la competitività, anzi l’Europa del futuro guarda all’innovazione e alla società della conoscenza, e con accresciuto interesse. La strategia Europa 2020[1]  succede quindi a quella di Lisbona con tre priorità che si rafforzano a vicenda e sono interdipendenti, finalizzate a far uscire l’Unione Europea dalla crisi e allo stesso tempo superare le carenze del sistema, mantenendo ed anzi rafforzando il modello sociale europeo:
  • una crescita intelligente: sviluppare un'economia basata sulla conoscenza e sull'innovazione;
  • crescita sostenibile: promuovere un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva;
  • crescita inclusiva: promuovere un'economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale.
La conoscenza e l'innovazione sono tra i principali motori di questo processo, che si attiva attraverso il miglioramento del capitale umano e un’istruzione di qualità, il potenziamento della ricerca, l'innovazione e il trasferimento delle conoscenze, la diffusione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Al centro della strategia non può che esservi l’attore pubblico. La Pubblica Amministrazione, e non solo i Governi, può svolgere un ruolo determinante nel rilanciare l’innovazione, sia perché può agire sulle diverse leve da indirizzare in maniera coordinata verso gli obiettivi di sistema, sia perché è essa stessa un fattore di innovazione nell’ambito delle politiche di modernizzazione ed e-government, come evidenzia la recente “Agenda Digitale”, il programma faro dell’Unione Europea per accelerare la diffusione dell’Internet ad alta velocità e sfruttare i vantaggi di un mercato unico del digitale per cittadini e imprese.
 
L’Europa ha quindi messo a punto una strategia unitaria definendo obiettivi comuni di innovazione, crescita e competitività che gli Stati membri sono chiamati a mettere in pratica entro i propri confini, ma le situazioni di partenza dei 27 sono estremamente differenziate rispetto alle performance competitive. Valutare il posizionamento delle diverse economie diventa fondamentale per effettuare confronti e indirizzare le politiche, individuare best practices e modelli di riferimento. Negli ultimi anni sono stati elaborati numerosi indicatori compositi e benchmark basati sul nuovo paradigma strategico (la competitività come esito di un mix di policy ad alto contenuto di innovazione) per misurare l’efficacia delle politiche adottate in termini di impatto, e il peso che le diverse leve hanno nel determinare la competitività globale di un Paese: dagli assetti regolatori e istituzionali alle politiche per il mercato del lavoro, alla capacità di creare complessivamente le condizioni per il dispiegarsi dell’innovazione (ricerca e sviluppo, investimenti ICT, sostegno all’adozione delle tecnologie, competenze e formazione e così via). La maggior parte degli indicatori utilizzati sono disponibili a livello Paese e offrono una interessante lettura in quanto affrontano il tema della competitività in un’ottica multidimensionale e centrata sull’innovazione.
 
Un’analisi preliminare del collocamento dell’Italia in alcune delle più quotate classifiche internazionali è quindi una premessa utile per capire quali sono i principali gap da colmare per il Paese, e successivamente per capire come al livello regionale questi ritardi non siano uniformi, così come le scelte di policy che le singole amministrazioni hanno portato avanti nel tempo.
 
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Cap 1: Il quadro di riferimento e il confronto internazionale

 
 


[1] EUROPA 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva – COM(2010) 2020. Il documento è disponibile on line: http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/futuro_ue/europa_2020_it.htm

 

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