Capitolo 6: La pubblica amministrazione territoriale

L’innovazione è un processo sistemico. Non c’è innovazione se le policy non contemplano in egual misura i tre termini necessari del processo: pubbliche amministrazioni, cittadini, imprese. L’innovazione, utilizzando un facile slogan, è una questione di governance, che tiene insieme i processi di inclusione e di costruzione di capabilities[1] verso i cittadini; gli strumenti e le politiche per sostenere e orientare l’introduzione delle ICT nel sistema di impresa; i processi di costruzioni di reti per quanto riguarda le amministrazioni territoriali. Rispetto a questo ultimo termine, nelle policy regionali di innovazione, e in particolare nelle politiche di e-government, vi è una fortissima attenzione alle pubbliche amministrazioni locali (PAL). Il tema della inclusione degli enti territoriali, delle azioni di supporto all’introduzione di ICT, del coinvolgimento nei processi di innovazione regionali è uno dei capisaldi dell’azione regionale. Con alcune diversificazioni, naturalmente, con le regioni del Mezzogiorno in recupero e quelle del centro-nord in grado di esprimere una visione più compiuta e strutturata e con all’attivo sedi e strumenti di coordinamento che invece mancano nelle regioni meridionali. E’ comunque certo, nella politica regionale, che i grandi progetti di e-government e il traguardo degli obiettivi di servizi on line per tutti si realizzano soltanto se gli enti locali sono messi nelle condizioni di affrontare la complessità della sfida dell’innovazione.
 
Una delle lezioni apprese dalla prima grande esperienza di e-government partecipato e dal basso (il 1° Avviso per progetti di e-government, finanziato con le risorse provenienti dalle licenze UMTS), infatti, è che l’innovazione costa: richiede risorse, richiede progettualità, richiede competenze e al di sotto di una certa scala non è sostenibile. Non sorprende quindi che a distanza di otto anni la disponibilità di servizi on line (servizi interattivi e transattivi) a livello di PA locale sia certamente distante dalla copertura totale della popolazione e che siamo lontani anni luce dall’obiettivo sancito dal Primo Piano di e-Government come assunto rivoluzionario, destinato a modificare radicalmente il rapporto PA – Cittadino, ovvero che “il cittadino potrà ottenere ogni servizio pubblico a cui ha titolo, rivolgendosi ad una qualsiasi amministrazione di front office abilitata al servizio, indipendentemente da ogni vincolo di competenza territoriale o di residenza”. 
 
Ci sono, evidentemente, dei fattori di sostanziale difficoltà alla diffusione dei processi di e-government nelle amministrazioni territoriali: fattori strutturali, culturali, organizzativi. Del resto quella delle amministrazioni territoriali è una realtà composita, fatta di oltre 8.000 comuni di cui 5.692 (il 70% dei comuni) con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti; 110 province, molte delle quali con una popolazione inferiore ai 300.000 abitanti. E’ velleitario pensare che amministrazioni piccole e piccolissime (i piccoli comuni del Piemonte, ad esempio) possano mettere in piedi complessi dispositivi di innovazione tecnologica, che possano esprimere una capacità progettuale, tecnologica e organizzativa tale da portare alla completa informatizzazione dei flussi di lavoro. Che possano cioè attuare una piena digitalizzazione dell’azione amministrativa (dematerializzazione, interscambio e circolarità, esposizione dei servizi on line) in grado di metterli al passo con le sfide dell’e-government.
 
Dove siano le criticità è facile presumerlo: investimenti, competenze, soglia di sostenibilità organizzativa. Del resto i dati quantitativi sull’innovazione tecnologica nella PA locale restituiscono un quadro caratterizzato da una sostanziale diffusione delle ICT nelle amministrazioni territoriali. I comuni, anche quelli più piccoli, hanno una buona dotazione di tecnologie: i PC sono quasi dovunque 1 per dipendente; si lavora in rete nella quasi totalità dei casi; e-mail e Internet sono “attrezzi del mestiere” universalmente diffusi e quasi tutti i comuni hanno un proprio sito web. Non è qui, pertanto, che si trovano del ragioni di quello che possiamo definire mancato passaggio dall’hardware al software, quello dalla informatizzazione alla digitalizzazione. L’analisi dello stato di informatizzazione della PA locale è comunque un punto di partenza necessario.
 
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Cap 6: L'innovazione nella PA locale

 


[1] Il riferimento è ad Amartya Sen (Cfr: Sen. A.K., La disuguaglianza, il Mulino, Bologna 1992). L’economista definisce "capacitazioni" (capabilities) l’insieme delle risorse relazionali di cui una persona dispone, congiunto con le sue capacità di fruirne e quindi di impiegarlo operativamente. Si tratta di un concetto prossimo a quello di capitale sociale, come sintesi degli aspetti materiali e immateriali della relazione tra persona e contesto.

 

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