Capitolo 4: Le infrastrutture per l’egov e la societa’ dell’informazione

La costruzione di contesti infrastrutturali abilitanti all’innovazione nella Pubblica Amministrazione locale, in coerenza con le indicazioni del Codice dell’Amministrazione Digitale e con le regole del Sistema Pubblico di Connettività, è una priorità su cui le Amministrazioni regionali stanno investendo non solo sul piano tecnologico, ma anche e soprattutto sul piano organizzativo, amministrativo e strategico.
 
Elemento fortemente innovativo dell’istituzione del Sistema Pubblico di Connettività nazionale (SPC) è stato il passaggio da una rete pubblica sostanzialmente orientata alla “connettività” e all’interoperabilità di base ad un sistema che garantisse un insieme più ampio di servizi, sviluppando il framework tecnologico per il supporto dei servizi di interoperabilità evoluta e cooperazione applicativa (SPCoop). Il framework SPCoop permette, una volta pienamente dispiegato, di avere un’infrastruttura unica, basata su standard condivisi, che consenta agli utenti della Pubblica Amministrazione di avere una visione integrata di tutti i servizi delle Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, indipendentemente dal canale di erogazione. Le Pubbliche Amministrazioni sono così chiamate ad un impegno più forte di cooperazione reciproca da conseguire attraverso una graduale e sostenibile evoluzione tecnologica ed organizzativa. Come sostegno a tale evoluzione, si rende necessario quindi definire le modalità di adesione al sistema pubblico di connettività, i servizi a cui accedere, gli standard da seguire per la condivisione delle informazioni e l’applicazione piena della normativa prevista dal CAD. Le Amministrazioni regionali perseguono tali obiettivi configurando le proprie reti di connettività regionale sul modello SPC, definendone modalità di accesso per Enti locali ed altri attori territoriali, i servizi offerti, le modalità organizzative e gestionali, la regolamentazione e gli obiettivi.
L’adeguamento all’SPC prevede sostanzialmente tre passaggi: la creazione di una rete per la connettività aderente alle regole SPC, la creazione di un’infrastruttura per l’interoperabilità e la cooperazione applicativa, l’effettivo dispiegamento della logica SOA (Service Oriented Architecture) ovvero l’effettiva erogazione-fruizione di servizi di cooperazione applicativa all’interno del sistema di rete generato.
 
Il primo step, legato alla attivazione della componente di connettività delle reti, ha seguito strade parzialmente diverse in ciascun contesto territoriale, sebbene convergenti nel rispetto degli standard. E’ stato invece il progetto interregionale, ICAR, nato nell’ambito del CISIS, a consentire un approccio collaborativo al secondo “step”, di definizione degli standard dell’infrastruttura di interoperabilità e cooperazione applicativa. Il progetto si è inserito nel percorso intrapreso dalle Regioni come un “enzima”[1]: la norma introdotta dal Codice dell’Amministrazione Digitale ha trovato in questo intervento un agente catalizzatore che ha permesso un’attuazione coordinata sul territorio nazionale, non abbandonata alle dinamiche dei singoli territori. Nel corso del progetto, le Regioni hanno in primo luogo condiviso un primo livello fondamentale di conoscenza circa le specifiche di attuazione della legge. Il lavoro cooperativo conseguentemente avviato ha offerto come prodotto finale modalità di condivisione di “specifiche delle soluzioni” e non “soluzioni specifiche”. Grazie a questa impostazione le Amministrazioni regionali hanno potuto valorizzare gli investimenti che avevano già avviato in tale contesto. La formula scelta (condividere specifiche e non soluzioni) e il momento nel quale il progetto è stato attuato (la legge obbligava ad adeguarsi) ne hanno rappresentato la forza e hanno permesso la massima incisività nell’innescare la reazione desiderata. L’azione acceleratrice del progetto ICAR ha dunque avviato l’attuale fase operativa che vede le Regioni impegnate nel dispiegamento delle infrastrutture sul territorio, al fine di poter concretamente avviare gli scambi informativi e i servizi in forma cooperativa.
 
Da un punto di vista infrastrutturale la strada verso la piena realizzazione degli obiettivi di integrazione definiti dall’SPC è dunque tracciata. Il momento dell’effettivo dispiegamento del sistema cooperativo richiede però un lavoro più profondo, di tipo organizzativo che solo può garantire l’effettivo passaggio di informazioni, dati e servizi sulle infrastrutture ben costruite e rispettose degli standard. E’ necessario che tale lavoro sia coordinato su più livelli, affinché si eviti un moltiplicarsi di modelli differenti praticati. La vera sfida della cooperazione risiede nella capacità di definire accordi relativi ai servizi offerti formalizzati da un punto di vista amministrativo e tecnologico, monitorati, che rendano effettivi gli impegni reciproci ed efficace lo scambio di informazioni.
 
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[1] Intervista ad Andrea Nicolini, project manager ICAR,disponibile sul sito www.progettoicar.it

 

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